Un torinese nel traffico: miglior script 2024
28 gen 2025
UNO SCRIPT AL CENTRO DEL MONDO
Intervista a Micol Mandolini, autrice di "Un torinese nel traffico"
Come hai bilanciato gli elementi comici e drammatici nella tua sceneggiatura?
Credo che il miglior modo sia ragionare per contrasti e rileggersi tante tante volte. Ho provato a mettere i personaggi dentro un’ambientazione molto lontana da loro, così mentre soffri per il protagonista buttato in questo nuovo contesto, ridi perché sai che il mondo descritto è innocuo. Io tutt’ora penso di aver scritto una storia “tragica” ma mi ricordo che, mentre la scrivevo, mi dovevo trattenere dalle risate.
Qual è stata l’ispirazione principale dietro il tuo cortometraggio?
Questa storia nasce dall’esigenza di raccontare entrambe le facce della medaglia. Vittima di abusi in passato e consapevole di poterlo essere ancora, avevo bisogno di parlare di uomini nella loro condizione più cieca: la rabbia. Allo stesso tempo però, essendo una donna, giovane, lesbica e pure con i capelli decolorati, non mi sento parte di nessuna comunità, soprattutto in una città così politica. Nel suo essere radicale, Torino costringe il cittadino a rimanere fermo e la sua inclusività si dimostra talvolta esclusiva. Nel momento del conflitto, protegge i “buoni” e toglie la parola ai “cattivi”. Così, mi ritrovo a parlare con persone che la pensano esattamente come me, che non oserebbero mai contraddirmi e che sudano freddo ogni volta che scappa una parola sbagliata. Invece del confronto, si segue, di nuovo, la rabbia. Allora che senso ha?
Qual è stata la parte più interessante o stimolante nel creare i tuoi personaggi? Come li hai sviluppati? Si basano su persone reali che hai conosciuto?
Devo ammettere che non so da dove siano nati. Un giorno ero molto arrabbiata con Torino, la città dove ora vivo, e ho preso due prototipi di persona che capiterebbe a chiunque di trovare per la strada: il torinese della Fiat, quello che non si è mai mosso dalla città eppure la detesta, e la studentessa attivista immischiata in tot collettivi che è sempre lì lì per fare la rivoluzione. È stato divertente perché non mi sono messa a fare schede personaggio o capire il loro need o want, semplicemente più scrivevo più ci entravo in confidenza e questo ha alleggerito molto in me la paranoia di scrivere la perfetta sceneggiatura cinematografica.