Hara: un percorso alternativo per l'IA nel cinema
2 feb 2025
UN PERCORSO ALTERNATIVO PER L'IA NEL CINEMA E' POSSIBILE?
Intervista a Daniele Di Battista, regista di "Hara"
Hai ottenuto un riconoscimento importante come una menzione d'onore per aver realizzato un buon corto con un'ottima estetica e un uso intelligente dell'IA. Come ti sei sentito dopo aver scoperto di aver ottenuto questo premio?
Appena ricevuta la notizia, ero veramente felice, ne approfitto per ringraziare tutto lo staff del MSFF che ha deciso di darci questa menzione onorevole. Anche se non è il motivo per cui decidiamo di raccontare storie e di sperimentare, ottenere riconoscimenti per il lavoro svolto è sempre gratificante. In questo caso in particolare, sono soddisfatto del risultato che abbiamo ottenuto e, soprattutto, del fatto che al MSFF è stata apprezzata questa narrazione ibrida tra live action e IA.
Come è nata l'idea di creare un corto con l'utilizzo di IA?
La deriva dell’IA, nel futuro prossimo, sembra essere quella di diventare sempre più precisa e “perfetta”, fino al punto, purtroppo, di soppiantare prima il dipartimento degli effetti speciali e, successivamente, i set stessi. Tuttavia, l’utilizzo della tecnologia “imperfetta” come possibile valore artistico viene raramente dibattuto, mentre, a mio avviso, dovrebbe essere al centro della discussione.
L’idea, quindi, nasce da una sfida che io e alcuni miei collaboratori ci siamo posti e che potremmo sintetizzare in un quesito:
“È possibile, allo stato tecnologico attuale, utilizzare immagini prodotte con l’IA in modo che non siano solo funzionali alla storia, ma essenziali per la narrazione stessa?”
Di conseguenza, non come un semplice sostituto di qualcos’altro, ma come un valore aggiunto, un nuovo strumento a nostra disposizione per creare, raccontare, esprimere.
Da questa sfida nasce HARA, dalla volontà di esplorare un possibile percorso alternativo per questa nuova tecnologia.

Raccontaci la genesi di questo lavoro. Lo stile visivo e le musiche sono i punti forti del cortometraggio. Musiche e regia/fotografia si muovono in sinergia perfetta. Come hai fatto a creare questo connubio vincente?
Sin dalle prime fasi di sviluppo del soggetto, con la sceneggiatrice Francesca Pascarelli, abbiamo deciso di incentrare la narrazione sul concetto di “allucinazione” (esatto, anche le IA possono avere allucinazioni). Non mi dilungo troppo su questo aspetto, dato che sicuramente ci sono persone ben più esperte di me in grado di spiegarlo meglio, ma, in breve, l’allucinazione è spesso dovuta a errori durante l’addestramento che si ripercuotono poi sull’output (ad esempio, un’allucinazione molto famosa è quella del “salmone nel fiume”, in cui un’IA ha visualizzato l’immagine di un sashimi che nuota in un fiume).
Volevo che questo aspetto “allucinatorio” permeasse anche la messa in scena e la colonna sonora, senza però risultare invasivo o eccessivo. Con Diana Trifan, Jingting Hu (i nostri DOP) ed Eleonora Scarponi (la nostra scenografa), abbiamo lavorato su una messa in scena pulita e minimale (eccezion fatta per la dimora della protagonista Emma), che andasse in diretto contrasto con le immagini prodotte dall’IA, spesso cariche e caotiche. Queste ultime sono state realizzate in collaborazione con Manuela Violi, la nostra AI artist.
L’obiettivo era quello di mescolare progressivamente il piano del reale con quello allucinatorio, enfatizzando questo processo attraverso il punto di vista della protagonista, Emma (Giorgia Montepaone), e quello dell’IA, HARA (Ines Buono), fino a renderli quasi indistinguibili nel finale.
Allo stesso modo, con Andrea Zanini (il nostro compositore musicale), abbiamo lavorato su due temi principali: quello di Emma e quello allucinatorio di HARA. Sul finale, questi due elementi finiscono per invadersi a vicenda, con incursioni sonore 'glitch' (tipiche delle sonorità di HARA) che si insinuano nel tema di Emma, a simboleggiare la convergenza tra le due visioni.

Come hai gestito la collaborazione con attori e troupe durante le riprese?
Non avrei potuto essere più fortunato di così. A parte alcuni collaboratori con cui avevo già lavorato in passato, il gruppo era per lo più nuovo per me. Eppure, sia con le attrici (Giorgia, Francesca e Ines) sia con la troupe, mi sono trovato benissimo. Il lavoro di tutti è stato eccezionale, rendendo la gestione del set veramente semplice. Voglio bene a tutti coloro che hanno partecipato e spero di essere stato all’altezza del loro impegno.
Qual è il tuo obiettivo come autore/regista nei prossimi anni?
L’obiettivo è quello di continuare a raccontare storie attraverso cortometraggi, con la speranza, un giorno, di arrivare ai lungometraggi. Il percorso per inseguire questo sogno è ancora lungo, ma sono già felice di questi primi passi.
Per citare Millennium Actress di Satoshi Kon:
“Dopo tutto… è il fatto di inseguirlo ciò che amo davvero."