Nascondino: una mattina al parco

10 feb 2026

The Threshold
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UNA MATTINA AL PARCO
Intervista a Marco Torti, autore di "Nascondino", nominato al premio Best Script

Qual è stata l’ispirazione principale dietro il tuo cortometraggio?

L'ispirazione per il mio cortometraggio “Nascondino” è nata da una mattina al parco giochi con mio nipote. Stavamo giocando a nascondino, appunto e a un tratto ho pensato: “E se ora sparisse davvero? Se si nascondesse così bene da non farsi più trovare?”. Da lì poi, ho sviluppato l'idea.

Come hai sviluppato l’idea iniziale fino alla versione finale?

E' stato un processo molto semplice, spontaneo. Il giorno dopo quella “fatidica mattina” mi sono seduto alla scrivania e ho scritto di getto la prima stesura. Ed era già, pressappoco, quella definitiva.

Quale messaggio o emozione speravi di trasmettere?

Volevo trasmettere in particolare il senso d'inquietudine che avevo provato io. L'ansia. Il dubbio nel pensare: “E se ora non tornasse più? Se tornasse dopo anni dicendo di essere lui, ma magari non fosse davvero lui?”.

Quando hai scoperto la passione per il cinema?

La mia passione per il cinema l'ho scoperta più o meno alle scuole superiori. Il pomeriggio o la sera spesso noleggiavo un film (sì, si noleggiavano ancora i film quando ero alle superiori) e lo guardavo, poi subito un altro. Stavo sveglio fino a tardi a guardare ogni genere di film. In quel periodo ho capito che la mia era una vera e propria passione.

Quali sono i registi o i film che hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Registi o film che hanno influenzato il mio percorso ce ne sono tanti... se devo indicarne uno, quel regista che quando fa un film voglio andare subito a vederlo, allora dico Clint Eastwood. Ogni volta so che “porterò a casa” qualcosa da una sua pellicola. Ma potrei citare Martin Scorsese, Sergio Leone, Alfred Hitchcock... lo stesso discorso vale per i film. Potrei nominare un film a caso per ognuno di questi registi e sicuramente, in qualche modo, mi avrebbe influenzato.

C’è un tema ricorrente nelle tue opere? Cosa la porta a raccontarlo continuamente?

Non so se nelle mie opere ci sia un tema ricorrente. Dedicandomi più ai fumetti, in genere scrivo storie di crescita, le così dette slice of life. Nei cortometraggi invece, noto che viene esaltata più la mia vena horror, quella cui piace trasmettere ansia. Suspense. Cerco sempre di lasciare un dubbio, una piccola sensazione di disagio alla fine dello script.

Pensi di espandere la sceneggiatura del corto in quella di un film più lungo?

Non penso di espandere il corto in un lungometraggio, anche perché penso che funzioni molto bene così. Sarebbe di certo, un'esperienza stimolante, quello sì. Mi piacerebbe invece, provare a girarlo. Se trovassi qualcuno interessato a farlo, lo valuterei ben volentieri.

Cosa hai imparato da questo progetto che porterai nei tuoi lavori futuri?

Che le ispirazioni nascono nel modo più casuale. Sembra una banalità, ma è così. E che a volte le storie più potenti, quelle che lasciano un segno più profondo, nascono in un attimo, senza pensarci troppo. Sono dirette, vanno a toccare corde profonde perché arrivano dal profondo.

Qual è il tuo obiettivo come autore nei prossimi anni?

Il mio obiettivo nei prossimi anni è continuare a scrivere (anche) cortometraggi, partecipare a nuovi concorsi e, perché no, riuscire anche a girare uno di questi insieme a qualche regista disposto a imbarcarsi nell'impresa.

Cosa consigli a chi si approccia per la prima volta alla realizzazione di un cortometraggio?

Posso consigliare qualcosa sul lato scrittura, essendo quello il mio ambito. Studiate tanto, leggete tanti libri e guardate tanti film. Sono gli stessi consigli che hanno dato a me. E sono tutti veri. Poi però, sappiate anche mettere da parte le cose imparate e attingere a qualcosa di vostro, che sia un giusto mix tra le nozioni apprese e quello di nuovo che potete apportare al mondo del cinema o della sceneggiatura.


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