The Threshold: come nasce un corto antinatalista
11 gen 2025
DIETRO LA SOGLIA: COME NASCE UN CORTOMETRAGGIO ANTINATALISTA
Intervista a Walter Rastelli, regista di "The Threshold".
Hai vinto ben 3 premi importanti: Miglior Corto Animato, Miglior Colonna Sonora e Miglior Corto della prima edizione. Come ti senti ad essere l'autore più vincente di questa edizione del festival?
Innanzitutto colgo l'occasione per ringraziarvi nuovamente! Essendo un cortometraggio musical animato, per i primi due premi uno ci spera sempre e vincerli riempie di gioia, ma quando ho letto del premio al Premio Moonlight della prima edizione, davvero non potevo crederci. Sono un pessimista anche nel quotidiano: ho controllato due volte pensando si trattasse di un errore!
Qual è stata l’ispirazione principale dietro il tuo cortometraggio?
Tutto è nato dopo (e durante) la lettura de "La Cospirazione Contro La Razza Umana", saggio filosofico pessimista antinatalista scritto da Thomas Ligotti. (Da notare: dallo stesso libro è tratto il personaggio di Rusty Cohle della prima stagione di True Detective). È un libro che mi ha permesso di comprendere meglio e di consolidare la visione che ho del mondo. È un libro durissimo, senza speranza; Ligotti attacca l’intero progetto umano come un errore cosmico. Ho sentito la potenza dei temi trattati e la necessità di doverne parlare. Però, come dice lo stesso Ligotti ad inizio libro, nessuno vuole sentire certe cose: nessuno vuole sentire che la coscienza è una sofferenza, che gli ricordi che si deve morire e che la razza umana, rispetto all'infinita vastità del cosmo, non è solo priva di significato ma insignificante. Sono pensieri che il più delle volte vengono "diluiti", fatti passare sottobanco, come metafore, in maniera ambigua… Io volevo parlarne senza peli sulla lingua. Non c'è nulla di malefico, empio, oscuro, proibito, denigratorio, offensivo: una semplice visione della condizione umana, così come è stata dipinta da Schopenhauer, Camus, Nietzsche, ma pure da Leopardi; in maniera poetica anche lo stesso "Essere o Non Essere" di Shakespeare. Ma questi argomenti, oggigiorno, sono altamente tabù. Ebbene, proprio per questo ho sentito quasi il dovere di parlarne: noi pessimisti siamo una minoranza, quindi anche per una questione di "inclusione" e di giustizia intellettuale bisogna dare spazio a queste voci, a questi pensieri. D'altronde, non danneggiano nessuno e non portano nulla di nuovo su ciò che già si sa: quando nasciamo iniziamo a morire, la Terra è meno di un atomo nell'universo e, forse, in un mondo così tragico, pieno di ingiustizie, in pieno cambiamento climatico e con la paura sempre più concreta di una guerra atomica, portare alla luce una nuova vita forse non è una cosa del tutto carina… Dire queste cose porta sgomento da parte di chi ascolta. E ho pensato: che ben venga! Voglio portare sgomento.

La musica ha un ruolo chiave nella narrazione del corto, come mai hai optato per questa scelta? Che simbiosi artistica avete create te e il compositore, Paolo Cotrone?
La domanda che mi sono posto è stata: "come posso parlare di questi argomenti senza risultare troppo pesante? Come posso far sì che la gente ascolti ciò che ho da dire?" Non trovavo una risposta. Analizzando il libro, Ligotti "attacca" tre capisaldi: lo stato (inteso come sistema di strutture), la religione e la famiglia. All'improvviso ho pensato "sono tre temi, facci tre canzoni". E da lì è nato il tutto… Buttai giù una bozza di sceneggiatura - scarabocchiata a matita stesso su una pagina del libro -, e poi… E poi niente. Mi trovavo tra le mani un'idea senza alcuna possibilità di realizzarla. Era il 2020. A perdita di tempo, mentre terminavo un altro progettino in animazione - il cortometraggio "Le Rendez-Vous des Arts" - feci il modello 3D del medico della peste e lo shot iniziale (un circo perso in un bosco sconfinato) e la misi su Facebook. La didascalia - ricordo ancora - recitava una cosa tipo: "Il paradosso costituito da un cortometraggio antinatalista che non vedrà mai la luce... C'è qualche compositore interessato?" Mezz'ora dopo mi contattò Paolo. Aprii la chat e mi accorsi che mi aveva contattato già qualche mese prima per un altro progetto su Lovecratf (purtroppo abbandonato… per il momento). Prendemmo subito appuntamento. Portò con sé un suo amico, Andrea Cerbone, che divenne anche lui parte del progetto. Nessuno sapeva sarebbe successo. Questo nel 2021, poco dopo la fine del lockdown. Pochi giorni dopo Paolo mi contatta e mi invia una primissima bozza del primo brano, "Dust is the Fulfillment of Your Doom". Ho ascoltato il brano in loop per quasi mezz'ora, con un sorriso a trentadue denti stampato in faccia per tutto il tempo. Stavamo iniziando. Nei successivi anni, una volta l'anno (ci mettevo circa un anno a creare, animare e renderizzare ogni segmento musicale) facevamo il brano successivo. E ogni volta è stata un'emozione fantastica: tornavo a casa in auto e per quella mezz'ora mettevo in loop dal cellulare la registrazione che avevamo fatto quel giorno. Si creava insieme, tassello dopo tassello. E abbiamo creato anche una splendida amicizia - forse è la cosa che mi rende più felice.
La storia racconta diversi temi come il peso della coscienza, la nostra minuzia rispetto all'intero universo che ci circonda e il peso delle responsabilità. Perché hai scelto di raccontarli in animazione e quanto tempo ci hai messo per realizzare questa piccola perla?
Come ho detto, i temi sono quelli affrontati da Ligotti, i principali della filosofia pessimista antinatalista. L'animazione era l'unico modo per fare questo progetto, sia produttivamente che artisticamente: farlo in live-action sarebbe stato impossibile sotto un punto di vista economico (paradossalmente una specie di cattedrale sotterranea so dove trovarla, ma delle statue alte sei metri che si animano, un po' meno). Con l'animazione potevo fare letteralmente ciò che volevo, senza compromessi - e soprattutto senza budget. E poi in live action sarebbe stato troppo nudo e crudo, troppo lapidario. Ci tengo a sottolineare che l'animazione non è un genere, ma un modo: purtroppo c'è ancora la concezione che sia una cosa destinata ad un pubblico di bambini, quando ogni storia può essere benissimo narrata tramite il mezzo animato. L'animazione non ha limiti, non ha vincoli, ti permette di creare cose che altrimenti non esisterebbero, ti permette di andare oltre la realtà - e la realtà, personalmente, mi ha un po' rotto.
L'unico budget che ho speso, poiché "il tempo è denaro", sono stati quasi cinque anni: tanto ci ho messo a realizzare il corto! ("Corto": dura 40 minuti, non è proprio "corto corto"...)

Ci sono state scene particolarmente difficili da girare o realizzare?
"Tutto il corto" non vale come risposta, vero? Me ne vengono in mente tre, una per canzone. La prima è un long take di circa un minuto di una catena di (s)montaggio, nella sezione strumentale di "Dust is the Fulfillment": per ideare, creare, animare, colorare e per fare il layout del movimento di camera ci ho messo circa due settimane; per il rendering di quello shot ci ho messo tre mesi. C'è da dire che l'intero cortometraggio è stato realizzato con un PC del 2013, senza schede grafiche di ultima generazione o super processori, pertanto il tempo medio di rendering per ogni frame - per ogni frame! - era di circa mezz'ora. Nella seconda canzone, "Pale Blue Dot", c'è una transizione in cui la camera si allontana verso l'alto per poi rivelare che l'intera inquadratura è all'interno di una biglia - e continua ad allontanarsi. Quando l'ho pensata ero in una fase totale di blocco, non sapevo come andare avanti e quella era l'unica idea che avevo. Purtroppo non sapevo bene come realizzarla! Alla fine ho dovuto renderizzare il segmento all'interno della biglia in 8K con una "lente" fisheye, cosa che mi ha richiesto altri quindici giorni di rendering ininterrotto. Ah, nella stessa canzone c'è una parte in cui dei muri crollano in migliaia di pezzi: li ho dovuti animare a mano uno ad uno perché il PC non riusciva ad elaborare la simulazione. Terza scena difficile nella terza canzone, "The Trial": proprio lo shot finale richiedeva un'enorme simulazione dinamica di fluidi e, come ho detto, il mio PC si rifiutava di collaborare. L'ho dovuta dividere in una decina di micro-simulazioni, ognuna ci circa 2-3 giorni. Finito il corto, dormire per la prima volta dopo cinque anni senza il ronzio del PC impegnato a renderizzare è stato più angosciante di quanto sperassi: troppo silenzio!

Ci sono state improvvisazioni durante le riprese che hanno cambiato il risultato finale?
Questa è una domanda che, in linea di massima, per un progetto di animazione normale non ha molto senso… Per fortuna "The Threshold" non è un progetto di animazione normale. Ho potuto godere di una liberà produttiva e artistica al 101%; "The Threshold" è un progetto totalmente libero, a partire dai temi. Proprio per questo ho voluto avere un approccio totalmente di improvvisazione: nessuno storyboard, nessuna idea di come sarebbe venuta la scena prima. Certo, qualcosa mi appuntavo di tanto in tanto, ma decidevo lo shot da realizzare la mattina stessa che mi svegliavo. Leggevo lo script. "Oggi faccio questo così." Mi ha dato enorme liberà - e anche qualche problema di tanto in tanto, quando i raccordi tra due shot non combaciavano e dovevo trovare una soluzione. È stato un esperimento meraviglioso. La scena con le marionette l'ho decisa all'improvviso mentre creavo il set della terza canzone, "Qui ci metto uno spazio per un siparietto". E poi, considerando che le canzoni le scrivevamo una volta l'anno, non avevo idea di com'erano, di come sarebbe stato il testo, cosa mi avrebbe ispirato, i movimenti del personaggio. Le marionette che fanno carta-sasso-forbice-metallo? Improvvisato, idea di Paolo. La transizione attraverso la biglia? Improvvisato. La botola infuocata? Idem. Il tributo ad Unplugged dei Nirvana? La botola infuocata? E che lo dico a fare. Il dialogo finale tra i due protagonisti è stato aggiunto dopo tre anni perché ci mancava un ultimo confronto, una presa di coscienza anche da parte del personaggio femminile. "The Threshold" è libertà artistica sotto ogni punto di vista.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Dopo anni di corti, sia live action che 3D, ho il bisogno e la necessità di passare ad un lungo. Ho scritto qualcosa di più "normale", con meno pessimismo ma sempre nella chiave del cinema di genere - sono un fan dell'horror, si era capito? - e spero che almeno una produzione delle decine che ho contattato mi risponda. Mal che vada, le competenze per fare un altro progetto in 3D le ho - e ho finalmente anche una workstation nuova: molto utile averla presa a fine progetto…