Cronache 2037: il videodiario di una distopia prossima
27 feb 2026

IL VIDEODIARIO DI UNA DISTOPIA PROSSIMA
Intervista a Carlotta Strano, regista di "Cronache 2037"
Qual è stata l’ispirazione principale dietro al tuo cortometraggio?
Cronache 2037 nasce dalla volontà di lanciare un messaggio sociale tramite l’utilizzo del genere fantascientifico, poco esplorato in Italia. Inoltre, mi premeva raccontare anche un microcosmo più intimo: i due protagonisti, Greta e Giorgio, costretti a vivere in un mondo distopico e alla deriva, non perdono mai di vista la loro umanità e l’affetto che provano l’uno per l’altra. Proprio questa tenerezza è il motore che permette ai due di affrontare le avversità di questo nuovo mondo.

Ci sono state scene particolarmente difficili da girare o realizzare?
Sì, c’è una scena di combattimento che ha richiesto molto tempo. Abbiamo studiato la coreografia insieme a un maestro di Karate e Krav Maga, gli attori hanno provato la coreografia per un mese: dunque è stata senza dubbio la scena che ha richiesto più tempo per essere preparata. Alle riprese di questa scena è stata dedicata un’intera giornata di set, e c’è voluto un notevole sforzo fisico da parte degli attori. Anche in fase di montaggio è stata una di quelle scene che ci ha dato del filo da torcere: ci sono molti tagli fantasma, nonché una serie di effetti visivi e sonori che conferiscono maggiore tensione al tutto.
C’è però un aneddoto molto divertente riguardante un’altra scena, in cui i due protagonisti devono scappare da una situazione di pericolo. Ovviamente si tratta di una scena carica di angoscia; ma, a pochi metri da dove dovevamo girarla, c’era una festa con musica altissima in un locale privato. La situazione era più o meno la seguente: gli attori dovevano correre, urlare, immaginare un pericolo e degli spari mentre in sottofondo suonava Figli delle stelle di Alan Sorrenti.
Ci sono state influenze o modelli di riferimento particolari che ti hanno guidato?
Ci sono molti registi che fanno parte della mia formazione e che ho sempre visto come dei punti di riferimento; ma durante l’ideazione di Cronache 2037 il regista che più mi ha ispirata è stato George A. Romero. Ho trovato particolarmente geniale la modalità innovativa con cui Romero si approccia al genere del mockumentary in Diary of the dead.

Perché hai scelto di girare il corto in questo specifico stile o genere?
Trovo che il mockumentary, così come il genere della fantascienza, sia un espediente narrativo messo molto da parte in Italia e che meriterebbe più attenzione. Lo stratagemma del falso documentario mi sembrava la modalità migliore per avvicinare Greta e Giorgio al pubblico, l’interazione diretta dei personaggi con lo spettatore rende la comunicazione più accattivante. Cronache 2037 è stata la mia prima prova di regia: il mockumentary ha da un lato facilitato il lavoro, poiché bisognava gestire poche inquadrature; ma, quelle stesse inquadrature, erano spesso girate in piano sequenza e piene di movimenti, e anche un singolo errore faceva sì che il tutto dovesse essere girato da capo.

Qual è stata la dinamica del tuo team sul set?
Siamo diventati in pochissimo tempo una piccola famiglia. Le amicizie nate con gli altri membri del team e i ricordi del set sono quanto di più prezioso Cronache 2037 potesse darmi, nonché il motivo per cui sarò sempre grata a questo progetto. La costruzione dei personaggi è stata possibile anche grazie al grande talento e alla disponibilità dei due attori protagonisti: Chiara Binaco, nominata nella categoria “Best Actress” del Moonlight Film Festival, e Lorenzo Larosa. Chiara e Lorenzo hanno saputo dare vita a Greta e Giorgio in maniera eccezionale, superando ogni mia più rosea aspettativa.

Pensi di espandere il cortometraggio in un film più lungo o in un'altra forma?
Credo che ciò che racconta Cronache 2037 possa tranquillamente essere trasformato in un film più lungo. Nel caso in cui ne avessi la possibilità, far diventare Cronache 2037 un lungometraggio è sicuramente tra i miei progetti futuri. In generale, quello di Cronache 2037 potrebbe essere un mondo interessante da esplorare, al di là della singola storia di Greta e Giorgio.