Buttati!: un corto in 50 ore
24 gen 2025
FARE UN CORTO IN 50 ORE è POSSIBILE!
Intervista a Manuel Calisti, regista di "Buttati!".
Avete girato il corto in pochissime ore. Raccontaci la genesi di questo lavoro. Vi aspettavate di poter competere con un corto realizzato in un contest anche in altri festival e ottenere premi di lustro?
Il corto è nato per partecipare a “50 ore in Barca”, un contest ideato da Sayonara Film che consiste nello scrivere, girare e montare un corto in 50 ore nella zona Barca di Bologna. Ci siamo iscritti quasi per gioco, senza alcun tipo di aspettative. Il contest imponeva dei paletti nella realizzazione del corto: bisognava sorteggiare il genere a cui avremmo dovuto attenerci, un oggetto da inserire nella sceneggiatura, far comparire almeno un abitante della Barca e inserire la frase “Io ho un cappello”.
Abbiamo sorteggiato Rom-com e l’utilizzo di una parrucca e subito mi è venuto in mente Lost In Translation, sapevo che dovevo in qualche modo inserire la parrucca in un contesto simile a quello del film (una festa con il karaoke). Avevamo due attrici, quindi ho adattato la storia a due protagoniste femminili e, dato che girando per la zona della Barca abbiamo incontrato molti anziani, ho pensato che inserirli come “consiglieri” delle due ragazze sarebbe potuta essere una trovata divertente.
Quindi in una nottata ho scritto la sceneggiatura, abbiamo poi girato tutto il corto nelle successive ore e lo abbiamo montato. Sono state due giornate molto intense ma anche divertenti, dato che tutte le persone della troupe erano molto prese dal progetto e non hanno avuto problemi nel fare tantissime ore di riprese di fila.
Come scritto all’inizio, non avevamo alcun tipo di aspettativa, ma mano a mano che lo giravamo e montavamo stavamo capendo che poteva funzionare. Abbiamo vinto diversi premi del contest (Miglior Film, Premio Visioni Italiane e Premio Sayonara), uno dei quali era una consulenza distributiva da parte di Sayonara. Siamo quindi andati a parlare con loro e abbiamo capito che il corto aveva qualche possibilità distributiva.
È bello vedere come un prodotto realizzato in piccolo con un gruppo di persone che, prima di essere colleghi, sono amici, sta riuscendo a trovare il suo spazio e siamo molto onorati per ogni selezione che i festival ci concedono.

Hai vinto ben due premi importanti e ottenuto numerose nominations: Miglior Fotografia e Miglior Troupe. Come ti sei sentito subito dopo aver scoperto di aver vinto riconoscimenti così importanti?
È stata davvero una bellissima sorpresa la vittoria di queste due categorie. Già dalla selezione eravamo molto contenti e quando c’è stata la giornata delle premiazioni, io e i due DOP (Francesco Albano e Lorenzo Natuzzi) stavamo seguendo minuto per minuto la pagina Instagram.
Io stavo tornando a Bologna da Molfetta, dove eravamo stati selezionati per l’Out Of Bounds Film Festival, e mentre ero in treno seguivo la pagina e scrivevo a Francesco e Lorenzo. Siamo molto onorati di aver ricevuto questi riconoscimenti, soprattutto perché nei nostri lavori cerchiamo sempre di curare al meglio il lato estetico, e questo è il primo riconoscimento che riceviamo per la fotografia.

Siete stati nominati quasi in ogni categoria e avete vinto un premio importante per l'estetica cinematografica. A cosa vi siete ispirati e da dove nasce questo stile visivo eccellente sotto ogni aspetto?
Siamo davvero felici e onorati di aver ricevuto questi premi, in particolare quello per la fotografia, che rappresenta il nostro primo riconoscimento in questo ambito.
Lo stile visivo a cui ci siamo ispirati è quello delle rom-com degli anni 2000. Volevamo una fotografia che risultasse naturale, approccio che è stato influenzato dai mezzi limitati, dal poco tempo a disposizione ma anche dallo stile classico delle commedie romantiche.
Abbiamo fatto ampio uso della luce naturale, cercando di curare al meglio le inquadrature sfruttando le location a nostra disposizione. Questo è stato possibile anche grazie a un'attenta pre-produzione.
Prima dell'inizio del contest, ad esempio, abbiamo effettuato dei sopralluoghi per individuare location visivamente interessanti, indipendentemente dalla storia e dal genere che ci sarebbe stato assegnato.
Fondamentale è stato anche l’aiuto di tutta la squadra di fotografia, che ci ha seguito in quei giorni intensi di set. Senza di loro non avremmo ottenuto lo stesso risultato.

Ci sono scelte tecniche (es. inquadrature, illuminazione, montaggio) di cui sei particolarmente orgoglioso?
Sicuramente la scena della discoteca, che rappresenta un punto di svolta nella storia. Mentre il resto del corto mantiene un look naturale, in questa sequenza abbiamo voluto creare un forte stacco.
Ci siamo ispirati alla serie TV Euphoria, in cui colori saturi e quasi surreali avvolgono la scena seguendo l’emotività dei personaggi.
Questa scena è nata anche dalla fortuna di aver trovato una location che ci desse il permesso di intervenire sulle luci presenti in sala, sostituendole con delle lampadine RGB.
Siamo molto orgogliosi anche dell’inquadratura finale, concepita casualmente il giorno prima delle riprese. Passando davanti a quelle finestre, abbiamo immediatamente concordato che il corto dovesse concludersi con quella inquadratura che racchiude il significato della storia.