Archang3l: lotta tra luci e ombre

10 feb 2026

The Threshold
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LOTTA TRA LUCI E OMBRE
Intervista ad Angelo Mastrolonardo, regista di "Archang3l", vincitore del premio assegnato dalla Giuria Giovani

Siamo molto felici di aver vinto questo premio. Sicuramente i giurati, data la loro giovane età, hanno saputo riconoscere molti dei riferimenti cinematografici e fumettistici presenti nel corto. Siamo estremamente contenti che sia stato apprezzato così tanto.

La musica ha un ruolo chiave nella narrazione del corto, come mai hai optato per questa scelta musicale originale?

In fase di animatic abbiamo fatto molte prove montandoci sopra canzoni di diverso genere, dal pop alla musica elettronica, dopo vari tentativi ci intrigava una direzione più sul post rock nella prima parte, che con suoni lenti e riverberati descriveva bene l'ampiezza degli spazi e amplificava il senso di imminente devastazione, come una calma prima della tempesta. Per il finale volevo che la musica si trasformasse in qualcosa di molto più solenne ed epico, dando un senso di risoluzione sia visiva che uditiva, in questo gli autori della colonna sonora sono stati incredibili, seguendo le nostre reference e aggiungendo il loro tocco personale.

La storia raccontata poteva essere realizzata solamente mediante animazione: da dove nasce il desiderio di raccontare questa lotta tra bene e male? Raccontateci la genesi dalla scrittura alla realizzazione finale del prodotto.

Il corto è partito da delle semplici suggestioni visive, avevo in mente alcune immagini tra le quali volevo trovare un filo conduttore, immagini molto rituali e spirituali, come un cerchio di individui che evoca una sfera luminosa al centro, oppure una tempesta dalla quale spuntano due occhi rossi, quindi è tutto partito da suggestioni visive, la storia si è venuta a creare successivamente. All'inizio doveva essere una storia fantasy, l'arcangelo era una fata, poi però parlando anche con mia madre, la quale a differenza mia è una devota cattolica, è venuta fuori la storia di San Michele Arcangelo, il quale ha sconfitte le armate del diavolo e spesso viene rappresentato con una lancia che trafigge un drago o un serpente, e la sua epica mi ha subito suggestionato e mi ha fatto connettere dei puntini, così ho voluto scrivere una rivisitazione di questo avvenimento biblico, ma in chiave più fantascientifica, cercando di creare un universo con la propria mitologia e le proprie regole, o perfino la propria definizione di bene e male, che in Archang3l sono semplicemente dei gusci o delle fasi evolutive cicliche di un unico essere. l'arcangelo, il demone e la divinità sono come delle fasi di crescita di un unica creatura multidimensionale.

C'è qualcosa che vi appartiene personalmente all'interno della storia raccontata?

Sicuramente i vari modi in cui i personaggi affrontano l'imminente apocalisse risuonano con il modo in cui ho affrontato alcune difficoltà nella mia vita, spesso si cerca di affrontarle con violenza e fretta, altre volte si cerca di accettare l'impotenza difronte a situazioni molto più grandi di te, e magari di chiedere aiuto a chi ti sta accanto per non sentirti solo, come il pilota del razzo che affronta da solo il demone e la tempesta, con scarsi risultati.

Qual è stata l’ispirazione principale dietro il tuo cortometraggio?

Non c'è un'unica ispirazione, ma sicuramente devo molto a mostri sacri come Moebius, Jodorovsky, Satoshi Kon e Miyazaki. Ad opere come "Il Pianeta Selvaggio", "L'Uovo dell'Angelo" o "Dune" nelle quali vengono costruite realtà parallele di una grandissima coerenza e potenza narrativa.

Quale messaggio o emozione speravi di trasmettere?
Ci sono state scene particolarmente difficili da girare o realizzare?

Forse volevamo trasmettere un senso di angoscia che si trasforma in speranza.

Ci sono state sequenze difficili da realizzare, soprattutto la sequenza finale, dove l'arcangelo compare per la prima volta e attacca il demone entrandogli nella testa, tutto quel piano sequenza è stato realizzato da Federico Starinieri nell'arco di circa 6 mesi di lavoro, una scena spettacolare che si meritava la giusta cura e attenzione ai dettagli, dato che si tratta dell'apice narrativo del corto.

Hai dovuto affrontare compromessi rispetto alla tua visione originale?

Ho dovuto dare spazio creativo agli altri ragazzi che hanno lavorato al corto, come è giusto che sia soprattutto in un corto di laurea, ma siamo comunque rimasti molto fedeli alla visione originale, anzi sono sicuro che senza di loro non sarebbe uscito fuori un corto così denso di dettagli e curato.

Quanto tempo hai impiegato per realizzare il cortometraggio dall’idea alla post-produzione e qual è stata la parte più soddisfacente della creazione del corto?

Circa un anno e la parte più soddisfacente è stata sicuramente la fase di compositing, in cui in poche settimane tutti i pezzi del corto venivano assemblati per dare vita alla sua versione finale.

Hai lavorato con una squadra affiatata o hai formato un nuovo team per il progetto?

Ho lavorato con una squadra di persone folli e artisti geniali. Non potevo essere più fortunato.

Per la creazione della troupe non c'è stata una scelta ma è stato un gruppo che si è venuto a formare naturalmente, durante le fasi di lavorazione dei corti di fine anno.

Hai lavorato con una squadra affiatata o hai formato un nuovo team per il progetto?

Direi il tema del conflitto interiore, credo sia un modo catartico per buttare fuori delle emozioni talvolta complesse da elaborare.

Cosa significa per te fare cinema?

Per quanto banale e pretenziosa come risposta, per me significa cercare di rendere il mondo un posto migliore, perché penso che senza il cinema non avrei mai avuto accesso a così tanta conoscenza e alla consapevolezza della meraviglia dell'esistenza.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto lavorando molto lentamente all'idea per un lungometraggio ma al momento sto scrivendo una serie di corti, per lo più dialogati, che sto riuscendo a realizzare insieme ad uno studio di Torino.

Cosa consigli a chi si approccia per la prima volta alla realizzazione di un cortometraggio?

Di non aver paura di buttarti in quell'idea che reputi di voler conservare per il futuro, penso che per diventare un autore bisogna prima di tutto fare e concludere un progetto, anche per darti la possibilità di imparare dagli errori che sicuramente compirai, non importa quello che ne uscirà fuori, importa che effettivamente esca fuori dalla tua testa.

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