Transdermico: a nudo
13 gen 2025
TRANSDERMICO: A NUDO
Intervista a Valerio Pitorri, regista di "Transdermico".
Hai vinto ben 2 premi importanti e ottenuto numerose nominations: Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista. Come ti sei sentito subito dopo aver scoperto di aver vinto riconoscimenti così importanti?
È stata una sorpresa meravigliosa, accompagnata da un profondo senso di gratitudine. Quando il tuo lavoro viene riconosciuto, è sempre motivo di grande soddisfazione. Ripensando all'impegno incredibile della troupe e del cast, premi come questi non possono che rendermi felice. Il fatto che anche il protagonista abbia ricevuto un premio amplifica ulteriormente questo sentimento di riconoscenza.
ll tono del film è stata la chiave per emergere fra tutti gli altri progetti. Come hai stabilito il genere, l'impronta e il tono stesso, a tratti appartenente alla commedia, in altri ampiamente drammatico?
Direi in modo molto naturale. Credo fermamente che un mondo in cui tutti siano completamente buoni o cattivi non sia realistico, e questo si riflette nel mio modo di scrivere. Per me, un film deve suscitare emozioni diverse: far ridere, piangere, disgustare o impaurire. La vita stessa è un intreccio eterogeneo di sentimenti, e cerco di riprodurre questa complessità nelle mie storie.
Raccontaci della scelta del Cast e di come hai optato per Alessandro nel ruolo del protagonista.
Con Alessandro c'era già un rapporto di lunga data: avevamo collaborato su diversi progetti, e con il tempo è nata una bella amicizia. Si innamorò dello script alla prima lettura e, forse più di me, credette nel progetto sin dall’inizio. Ovviamente volle assolutamente il ruolo da protagonista. Anche con Manuel c'era un legame pregresso, ma ci eravamo persi di vista. Il personaggio di Max lo scrissi pensando a lui, e lavorare insieme è stato un bellissimo modo di ritrovarci, sia professionalmente che umanamente. Matteo, invece, non lo conoscevo: fu Alessandro a suggerirlo, convinto che sarebbe stato un Mike perfetto, e così è stato. Con tutti e tre ho un rapporto splendido: sono attori straordinari, e li ringrazierò sempre per aver creduto in un progetto così impegnativo.

Qual è stata l’ispirazione principale dietro il tuo cortometraggio?
Un momento di profonda disperazione. Mi sembrava di aver toccato il fondo e ho sofferto per molto tempo. Poi è arrivata una fase di calma, in cui mi sono sentito abbastanza lucido da mettere ordine nei miei pensieri. Ho voluto raccontare quello stato d’animo che stavo cercando di lasciarmi alle spalle. Realizzare questo corto è stato come esorcizzare un periodo difficile della mia vita.
Hai dovuto affrontare compromessi rispetto alla tua visione originale?
Assolutamente sì, ma non l'ho vissuto come una limitazione. Il cinema è l’arte della contingenza: il set, per sua natura, ti espone all’imprevisto, e io lo accolgo con entusiasmo. Anzi, spesso lo cerco. Quando una difficoltà inaspettata costringe a rivedere la sceneggiatura, lo considero una sfida interessante. È come se avessi scritto questo corto tre volte: in fase di sceneggiatura, sul set e durante il montaggio.
Qual è stata la parte più soddisfacente della creazione del corto? Ci sono state improvvisazioni durante le riprese che hanno cambiato il risultato finale?
Assolutamente sì, ma non l'ho vissuto come una limitazione. Il cinema è l’arte della contingenza: il set, per sua natura, ti espone all’imprevisto, e io lo accolgo con entusiasmo. Anzi, spesso lo cerco. Quando una difficoltà inaspettata costringe a rivedere la sceneggiatura, lo considero una sfida interessante. È come se avessi scritto questo corto tre volte: in fase di sceneggiatura, sul set e durante il montaggio.
L'attore che ha improvvisato di più è stato Matteo, ma il suo Mike era perfettamente in linea con quello della sceneggiatura quindi ho accolto ben volentieri le sue proposte. Fare l'attore non è solo memoria e dizione: per me, un attore che comprende a fondo il personaggio può anche riscrivere le sue battute.

Come hai lavorato alla colonna sonora o al sound design?
Insieme a Samuel Desideri, montatore del suono e direttore della fotografia del corto, oltre che mio amico e collaboratore. È stato un processo lungo e complesso. Inizialmente, avevamo pensato a sonorità punk e grunge, ma ci siamo resi conto che non funzionavano. Dopo molti tentativi, abbiamo deciso di concentrarci sugli ambienti sonori piuttosto che sulla musica, e il risultato finale ha soddisfatto entrambi.
Qual è il tuo obiettivo come autore/regista nei prossimi anni?
Fare film.