Quando vorrai: la storia di un legame che si stringe col tempo

10 feb 2026

The Threshold
The Threshold

LA STORIA DI UN LEGAME CHE SI STRINGE COL TEMPO
Intervista a Giulia Di Battista, regista di "Quando vorrai", vincitrice del premio come Miglior Attrice Giovane.

Hai vinto il premio di Miglior Attrice Giovani e sei stata candidata in molte categorie tra cui Miglior Corto e Miglior Regista: come ti sei sentita una volta annunciati i premi?

Sono innanzitutto contentissima che Giorgia Maccari abbia vinto il premio come miglior attrice giovani, è una bambina dalla grande sensibilità. Era la sua prima volta di fronte alla macchina da presa e sebbene all'inizio ne fosse intimidita lavorando insieme si è piano piano aperta ed è stato bellissimo. Sono poi molto contenta delle altre nomination, È sempre bello scoprire che il proprio lavoro è piaciuto.

Parlaci della genesi del cortometraggio: da dove nasce la storia e come è stata realizzata.

Il corto è stato ideato da Marica Gatti e Damiano Giacomelli. Viene da uno spunto personale di Marica. Quando me lo hanno proposto sebbene avessi un rapporto completamente opposto con mia nonna a quello della piccola protagonista ho sentito qualcosa vibrare, la possibilità di raccontare qualcosa che invece tutti possiamo conoscere bene ovvero la difficoltà di avere a che fare con l'altro, la solitudine che ci portiamo dentro quando ci sentiamo abbandonati ma anche la difficoltà di accettare l'amore che gli altri possono riservarci.

Il cast è adatto alla storia raccontata. Come è stata la ricerca degli attori giusti? Quando hai capito che erano loro i tuoi personaggi?

Per quanto riguarda Betti Pedrazzi (la "Nonna"), ho avuto la fortuna di lavorare con lei sul set di un film, Pantafa di Emanuele Scaringi. Quando mi proposero la storia non avevo dubbi era assolutamente lei la persona giusta per interpretare Franca. Betti è un'attrice straordinaria e generosa, è stato meraviglioso poter lavorare con lei. Sul ruolo di Agnese (la "bambina") invece ho dovuto effettuare dei casting, mi aspettavo che la ricerca sarebbe stata lunga invece devo dire che quando alla seconda sessione ho incontrato Giorgia mi ha colpito subito. Sapevo che avevo davanti una bambina su cui potevo lavorare. Sono contenta di dire che avevo ragione!

C'è qualcosa che ti appartiene personalmente all'interno della storia raccontata?

Sono cresciuta con una nonna di campagna, che è stata per me la persona più importante della mia vita. Conosco molto bene quel mondo, la forza e la delicatezza che si porta dietro, come i suoi lati più misteriosi. La sequenza girata nel capannone non era in sceneggiatura ma pensavo fosse importante inserirla non solo perché mi riportava alla mia di infanzia -mi ricordo quando entravo da piccola nel capannone di miei nonni e trovare tutti quegli attrezzi impolverati suscitava in me un misto di paura e curiosità assoluta- ma perché mi sembrava il ponte giusto per Agnese per iniziare ad entrare nel mondo di Franca. In aggiunta a questo posso dire che il senso di solitudine possa essere abbastanza universale credo lo proviamo tutti, così come l'imbarazzo dell'intimità emotiva.

Ci sono state scene particolarmente difficili da girare o realizzare?

Devo dire che girare la pioggia in pieno agosto è stata una sfida. Non potevamo ovviamente permetterci di aspettare il brutto tempo, nè avevamo il budget per effetti speciali di primo ordine. Per fortuna avevamo però con noi lo scenografo, Lodovico Gennaro, che si è ingegnato al punto da creare una vera e propria macchina della pioggia partendo da tubi per l'acqua e stativi. È sempre rischioso ricorrere a certi mezzi ma Lodovico ha fatto un lavoro meraviglioso.

Come hai lavorato alla colonna sonora o al sound design?

Volevo un certo tipo di delicatezza per quanto riguarda tutto l'apparato musicale ma anche qualcosa che parlasse con la terra. Non potevo non coinvolgere Olivia Belli, una pianista di fama internazionale con cui ho avuto il piacere di collaborare per dei suoi videoclip E con cui si è instaurata una collaborazione basata su stima reciproca e affetto. Olivia non ha mai composto per il cinema e quando le ho proposto l'idea ha subito accettato con grande generosità, nonostante il budget fosse a dir poco esiguo. Mi ha fatto molte proposte e ascoltato le mie necessità cercando di interpretarle. Il risultato è andato oltre le mie aspettative, ricordo di essermi commossa profondamente la prima volta che ho sentito il tema principale del corto. Credo il suo lavoro dialoghi naturalmente con le immagini aiutando a dare sfumature viscerali alla storia.

Create a free website with Framer, the website builder loved by startups, designers and agencies.