L'ombra degli invisibili: il thriller delle RSA

Feb 10, 2026

The Threshold
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UN THRILLER NELLE RSA
Intervista a Cecilia Simona Domenica Rossi autrice di "L'ombra degli invisibili", nominata al premio Best Script

Innanzitutto voglio ringraziare tutti voi di “Moonlight Short Film Fest” per la bellissima esperienza che mi avete regalato grazie alla partecipazione al vostro Festival e un altro grazie per avermi dato la possibilità di raccontare un po’ di me e un po’ del mio lavoro attraverso questa intervista.

Qual è stata l’ispirazione principale dietro il tuo cortometraggio?

Era da tempo che avevo il desiderio di scrivere un thriller, qualcosa che non fosse pura adrenalina ma che toccasse le corde del pubblico coinvolgendolo e obbligandolo a riflettere. Il mio vissuto mi ha portato a conoscere da vicino la realtà degli anziani che vengono ricoverati in residenze sanitarie e vengono spesso dimenticati diventando invisibili al mondo. Unendo le due cose mi sono calata nei panni di Francesco, un operatore sanitario di una residenza per anziani dal carattere mite (anche lui è quasi invisibile come gli anziani di cui si prende cura) ma che ha una coscienza, una sensibilità e un carattere compassionevole, mi sono immaginata come avrebbe reagito davanti a situazioni sospette e preoccupanti come una serie insolita di decessi che avvengono nel reparto. Avrebbe ignorato quello che accadeva sotto i suoi occhi? oppure avrebbe cercato di capire cosa si nascondeva dietro quelle misteriose morti? così è nata la sceneggiatura de “L’ombra degli invisibili”!

Quale messaggio o emozione speravi di trasmettere?

Mi sono resa conto che attraverso la sceneggiatura de “L’ombra degli invisibili” avrei potuto sensibilizzare il pubblico verso un problema che viene spesso ignorato: l’indifferenza nei confronti di chi è fragile e indifeso, come gli anziani. Quello che vorrei ottenere è scuotere la coscienza del pubblico suscitando emozioni come compassione ed empatia (magari anche un latente senso di vergogna in chi forse si identifica in quei parenti che hanno abbandonato i “loro invisibili”).

Io scrivo (non solo sceneggiature) da diverso tempo e ho una predilezione per i progetti che contengono un forte messaggio sociale e umano. Il vero protagonista dei miei scritti è l’essere umano con la sua complessità e le sue molteplici sfaccettature. L’animo umano è instabile, ondivago e contiene sia una parte positiva che una negativa. I miei personaggi hanno una forte carica umana (sia in senso negativo che positivo) e non sto parlando di “umanità” nel senso più comune del termine ma di “umanità” in quanto vulnerabilità, fallacità e, al contempo, sensibilità e fragilità, sono personaggi che vorrebbero scegliere di stare dalla parte del bene e ci provano, ma si confrontano con una realtà, quella del mondo, che li porta a compiere azioni e intraprendere strade che, come è inevitabile, portano a conseguenze, non sempre positive, a volte addirittura nefaste o terribili. Non sono mai personaggi buoni o cattivi, sono personaggi “grigi”, un po’ come siamo tutti noi nella vita reale che cerchiamo di vivere l’esistenza che ci è stata consegnata ma senza il libretto delle istruzioni.

Quando hai scoperto la passione per il cinema?

Da piccolissima. Ero una ragazzina quando mio padre ha portato me e mio fratello al cinema a vedere “Guerre Stellari” di George Lucas (quello del 1977) e ricordo di aver avuto una sorta di “illuminazione sulla via di Damasco”, non mi volevo alzare nemmeno quando sono finiti i titoli di coda e ho detto a mio padre: “Io da grande farò cinema”. Subito dopo ho iniziato a scrivere racconti vedendoli nella mia testa come veri e propri film, ho continuato a scrivere prendendo la strada letteraria e pubblicando i miei libri ma la passione e la fiamma per il cinema che arde dentro di me non mi ha mai abbandonato fino al momento in cui ho deciso di cominciare a scrivere sceneggiature, all’inizio trasposizioni dei miei libri per poi passare a progetti indipendenti nati direttamente come soggetti e script.

Quali sono i registi o i film che hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Premettendo che non scrivo solamente thriller ma sono abbastanza eclettica con i generi, ci sono tantissimi, sia registi che film, che mi hanno influenzato. Di film dovrei davvero citarne troppi (e questa risposta diventerebbe infinita) ma per capire un po’ meglio me e il mio percorso potrei citare alcuni registi che hanno avuto influenza e hanno contribuito alla mia formazione e alla mia visione del cinema. Partirei sicuramente da Alfred Hitchcock (uno dei miei miti in assoluto con un’adorazione in particolare per i suoi corti) poi passerei a Frank Capra e Billie Wilder (con le loro commedie ci sono praticamente cresciuta), Howard Hawks, Orson Wells, ma non posso escludere dalla lista alcune registe donne assolutamente eccezionali come Jane Campion, Nadine Labaki, Sofia Coppola, Alice Rorhwacher, Lina Wertmüller e potrei continuare ancora…

Cosa significa per te fare cinema?

Principalmente poter esprimere me stessa e quello che vorrei condividere con il mondo. Non tanto in termini di informazioni ma, soprattutto, per trasmettere la mia visione della realtà. Scrivere mi diverte ed è per me il metodo più congeniale per far sentire la mia voce, dire ciò che penso e ciò che provo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Non penso di espandere il corto in un lungometraggio, anche perché penso che funzioni molto bene così. Sarebbe di certo, un'esperienza stimolante, quello sì. Mi piacerebbe invece, provare a girarlo. Se trovassi qualcuno interessato a farlo, lo valuterei ben volentieri.

Qual è il tuo obiettivo come autore nei prossimi anni?

Vorrei riuscire a vedere una delle mie sceneggiature diventare film. Magari trovare un produttore che creda in uno dei miei progetti e mi dia la possibilità di realizzare questo sogno. Continuare a creare e scrivere anche perché non potrei farne a meno.

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